MALATTIE PROFESSIONALI E TUMORI

Dati e convenzioni per arginare un problema diffuso

 Parlare di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro significa anche e soprattutto partire dai dati ufficiali che tracciano un’immagine della realtà che andiamo a indagare. E i dati sono quelli dell’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro che nel maggio del 2015 ha pubblicato il rapporto delle malattie professionali riferite all’anno 2013. Sono state 2.743 le tecnopatie denunciate nel 2013, con un incremento del 36,5% rispetto al 2009.

Di queste, 2194, ossia l’80% dei casi, sono malattie che hanno colpito il sistema osteo-articolare, quello muscolare e del tessuto connettivo. Tra le patologie più frequenti emergono tendiniti e affezioni ai dischi intervertebrali. I casi di denunce che hanno interessato malattie del sistema nervoso e degli organi del senso, sono stati 224; quelli delle malattie dell’apparato respiratorio 101; quelle dei disturbi psichici 64 e 62 le denunce di tumori. Ed è proprio sui tumori professionali che si sono unite INAIL e INPS in una convenzione di recente siglata che rafforza la collaborazione tra i due istituti per ottimizzare la trasmissione dei dati relativi all’assenza dei lavoratori per malattia.

L’accordo, di durata triennale, ha lo scopo di ottimizzare le potenzialità del Registro Nazionale Tumori consentendo all’INPS di mettere a disposizione dell’INAIL i dati relativi alle vicende lavorative della maggior parte dei lavoratori. Con questo, l’istituto potrà adempiere al meglio alla sua funzione di monitoraggio dei rischi occupazionali da esposizione ad agenti chimici e cancerogeni, e raccogliere e analizzare in tempi più brevi i dati sul fenomeno. Raccolti a scadenza semestrale, i dati verranno trattati secondo le linee guida suggerite dall’Agenzia per l’Italia Digitale.

A livello internazionale, il punto della situazione è stato tracciato dal progetto Synergy, dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro che ha messo in evidenza quanto il lavoro di muratore, per esempio, aumenti la probabilità di sviluppare il tumore al polmone di una percentuale superiore al 50% rispetto a chi non ha svolto questo mestiere. Lo studio, che tra le malattie professionali si è concentrato sul tumore polmonare, ha coinvolto diversi Paesi europei come la Francia, la Gran Bretagna, l’Italia, l’Olanda, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Russia, la Slovacchia, la Spagna e l’Ungheria, oltre al Canada, alla Cina e alla Nuova Zelanda. I dati forniti dall’Italia che mettono a disposizione gli studi effettuati a Torino, Roma, in Veneto e in Lombardia confermano che tra le 15.608 persone alle quali è stato diagnosticato il tumore al polmone, 695 hanno lavorato come muratori.

Fonte: http://www.polistudio.it/it/sicurezza